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Cos’è un gatto?

Vi presento Micia

Lei è Micia, avete visto qualche volta i posts con lei protagonista.

Ieri, Micia è morta.

Improvvisamente; Mercoledì è stata molto male e Giovedì se n’è andata.

L’avevo trovata un giorno di 6 anni fa, proprio un Aprile, proprio in mezzo alla strada, sulla mezzariga bianca che divide le corsie.

Pomeriggio assolato

strada sgombra

Vedo una macchia colorata in mezzo alla strada

Guardo di riflesso lo specchietto, inchiodo, accosto e corro là.

Stessa cosa l’auto che procede in senso inverso di marcia: inchioda, accosta, corre.

Stesso procedimento di un uomo adulto che sul marciapiede accanto alla strada se ne andava sulla sua bicicletta.

Una convivenza con Amanda Lear

L’altro conducente era una donna giovane, che stava andando a scuola a prendere i suoi bimbi.

L’uomo era un nonno che andava a prendere il nipotino all’asilo.

Io, stavo andando in Ospedale da mia madre.

Metto la gattina sulla mia auto, nel bagagliaio, dal quale ha brontolato con la sua voce particolare per tutto il tragitto. La signora gira l’auto e mi precede accompagnandomi dal veterinario, che non sapevo dove fosse; là, una donna, ci trovo un’amica di mia madre.

Lascio la gattina alle sue cure affettuose e corro da mia madre, alla quale racconto dell’incontro, e alla ragazza che le faceva compagnia.

La sera, esco dall’ospedale e corro dal veterinario a prendere la gatta: insieme andiamo a casa.

Fu così che Micia cominciò la sua convivenza con noi e le sue due sorelle acquisite: Timmy, che purtroppo morì circa un anno e mezzo fa, e Joy, che conoscete.

Sono tristissima, è sconvolgente non avere più Micia in casa, la vedo ovunque.

La chiamavo Amanda Lear, per via della sua voce particolare che ricordava la cantante. Era forse dovuta ad una ferita sotto la gola, forse lotte fra gatti di strada, che ogni tanto ancora si infettava.

Ci mancherà tantissimo, lo so; la vedo ovunque, perché era ovunque, e perché rimarra ovunque nel mio cuore e nei miei occhi.

“Quale dono più grande dell’amore di un gatto?”
(Charles dickens)

Difetti?

Vi scrivo perché voglio raccontarvi di cosa mi manca già e di più di Micia: mi mancano i suoi “difetti”, gli atteggiamenti che mi facevano spazientire.

Il suo timore di rimanere senza pappa così che pensava bene di appiccicarsi ai miei piedi, tanto che talvolta la schiacciavo, perché non mi accorgevo che ci fosse, e che mi faceva inciampare per cercare di evitarla.

E il fatto che ogni volta mi trovassi nella zona cucina al lavello, lei fosse lì. Lavavo i piatti e lei mi faceva compagnia, volveva bere dal rubinetto rifiutando l’acqua dalla ciotola; e dovevo ricordarmi che nata ladra non potevo abbandonare cibo alla portata delle sue zampette leste.

Quando si cucina è faticoso, così la mettevo fuori dalla porta, per igiene e sicurezza.

L’eredità di Micia

Mi sono stupita percependo questo in me: mi manca di Micia proprio quello che mi infastidiva.

La sua dolcezza, la sua voglia di coccole, la sua fame insaziabile, la sua tranquillità, era già una gatta molto adulta quando la incontrai.

Riflettevo su questo: su cosa faccia l’amore.

Ci fa amare i “difetti”, le parti più delicate di noi, quelle parti che richiedono impegno per essere amate.

O forse, quelle parti che sono più nostre: un altro regalo di Micia, farmi capire quanto spesso ci lamentiamo con una persona cara per atteggiamenti che ci infastidiscono e viceversa l’altro si lamenti dei nostri atteggiamenti che infastidiscono.

Ora, vorrei avere ancora Micia che mi fa inciampare e vorrei ancora doverla mettere fuori per cucinare tranquilla.

O lavare i piatti mentre lei contempla rapita lo scorrere dell’acqua sulle stoviglie.

Forse, è proprio questo il vero senso dell’amore: la comprensione “con la propria carne” di ciò che dell’altro più ci affatica.

Promesse …

Mi riprometto di non lamentarmi più, o meno (più realistico) degli atteggiamenti fastidiosi delle persone che amo: perché sono quelli che me le fanno amare e riconoscere e li benedico di doverli capire.

Micia mi ha fatto capire chiaramente cosa sia l’amore: non è la facilità di trovare piacevole una persona, certo sempre nel rispetto reciproco, ma è ciò che di quella persona più ci pesa, il tratto distintivo che caratterizza la parte affascinante e attraente.

E’ la parte personale, quella cosa speciale, anche nel suo infastidirci, che tratteggia quella persona e nessun’altra, quel particolare che ci fa spazientire e senza il quale quella persona non la riconosco nella mia pelle.

E’ l’equilibrio fra la positività e la parte faticosa quel qualcosa che ci fa innamorare, che ci attrae, che sia un* amante un amic*, un famigliare, un bell’incontro.

Cos’è un gatto, infine?

Un gatto è un essere a quattro zampe e una saggezza infinita che ci insegna ad amare, con pazienza e i baffi ad annusare.

Cos'è un gatto? La saggezza dei gatti
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QUANDO ADATTARSI TROPPO DIVENTA SOFFERENZA

Spesso ci si adegua ad una situazione per abitudine, perché non si amano i conflitti, per timore di restare soli, perché si pensa di sbagliare qualcosa anche se non si capisce cosa …

Saperti adattare è una grande capacità, finché non diventa un’abitudine contro te stess*

Un’abitudine che neppure riconosci finché non cominci a stare male, il tuo corpo ti parla, tu non lo ascolti, ma giorno dopo giorno sei sempre più nervos* o infastidit* nel tornare a casa, non tolleri più nulla del tuo partner, Oppure sul luogo di lavoro.

Anzi, quello che prima ti piaceva adesso proprio non lo sopporti più …

La storia di Gianpietro

Gianpietro è un giovane uomo, con un lavoro costruito con fatica e impegno nel quale esprime se stesso. Molto soddisfatto del suo lavoro e della sua vita. Però, comincia a stare male, con dolori allo stomaco forti, che gli fanno perdere la concentrazione sul lavoro e la sera nel tornare a casa comincia a sentirne il peso, il fastidio. Come sai, un disagio inizia sempre con piccoli fastidi, Gianpietro ha iniziato con qualche bruciore di stomaco, per poi arrivare a non toccare cibo da tanto lo stomaco gli faceva male. Poi ha iniziato a fare fatica ad alzarsi al mattino, a lui che piaceva tanto, come gli piaceva tornare a casa la sera e insieme alla sua partner fare le cose solite di una casa.

Ha cominciato piano piano a non sentirsi più a suo agio con se stesso e con la sua compagna; non capiva cosa stesse succedendo ed avendo amici cari, ne parlava con loro. Dopo molti mesi di questa vita, mi ha chiamato perché una persona che aveva lavorato con me glielo ha suggerito …

“Più l’individuo è capito e accettato profondamente, più tende a lasciar cadere le false “facciate” con cui ha affrontato la vita e più si muove in una direzione positiva, di miglioramento.”

(Carl Rogers)

#10settimaneper1vitaintera

Dopo un primo approccio di conoscenza, la call di trasformazione, ha deciso che il percorso insieme era quello di cui aveva bisogno, anche se non capiva cosa stesse accadendo,  ma aveva bisogno di parlare con una persona adeguata, con cui poter essere se stesso fino in fondo per riconoscersi e capire dove andare con la sua vita.

Ed è quello che avviene nel percorso #10settimaneper1vitaintera: si vede e si vive la trasformazione della propria vita attraverso la comprensione delle proprie emozioni, di ciò che si sente e non si sapeva definire. Definiamo un progetto insieme, nel caso di Gianpietro era capire cosa stesse succedendo in quel momento che lui non riusciva a capire, e man mano ad ogni incontro affrontiamo dei pezzi, alcuni faticosi altri meno, in modo da sbrogliarli con delicatezza e rispetto, come una matassa di lana ingarbugliata.

Come osservarsi

Abbiamo cominciato con osservare le parti del suo dolore:

quando era cominciato?

Come si esprimeva a livello fisico?

Cosa significa per te “Stare male”? è importante capire bene come lo vivi tu, dietro le parole.

Un’osservazione che ha imparato a gestire nella sua vita per riuscire a trovare il bandolo di quello che stava accadendo e a mettersi in relazione con se stesso.

Insieme, si è chiarito la motivazione del suo stare così male, una motivazione del tutto inaspettata ma che gli ha fatto letteralmente trasformare la vita: incontro dopo incontro ha messo insieme i pezzi di quello che sentiva, li abbiamo chiariti, e li ha sistemati nella percezione concreta di se stesso come persona e come uomo.

La vita che vuoi

 Il risultato è la vita che sognava quando facevamo insieme delle visualizzazioni, uno strumento che utilizzo nel percorso: ha accolto i suoi sentimenti verso la compagna storica, lasciandosi in modo amichevole pur nel dolore che si prova in queste situazioni,  ha potuto accettare il nuovo sentimento che era formato da un paio d’anni senza che ne fosse consapevole verso un’altra persona, e da un po’ vive la vita che sognava insieme alla persona che ama costruendo la famiglia che desiderava.

E’ questa la vita che hai sognato dentro di te?